Oggi è il 08.09.2008

Antico commercio del vino e dell'olio nel Salento

di Valentina Vantaggiato

Il Salento disponeva, fin dai tempi antichi, di notevoli risorse che gli permettevano di essere sempre presente nei maggiori mercati di scambio italiani ed europei. I primi prodotti di questa terra, e certamente i più pregiati, ad essere commerciati, furono l'olio e il vino.Molti popoli, solcando il Mediterraneo, giunsero lungo le coste di questo territorio che prosperava di uliveti e di vigneti, e rimasero colpiti per la loro ottima qualità.

I Fenici barattarono le loro mercanzie con il nostro vino, ripartendo con grossi carichi per il rinomato mercato di Sibari, importante centro, crogiolo di merci e di affari. Successivamente, i Greci invasero i litorali pugliesi e, rendendosi subito conto del valore delle vigne di questa regione, si prodigarono affinché questo gustoso nettare potesse deliziare le loro mense. La crescita della produzione di tali "beni", la si deve soprattutto ai monaci Basiliani, i quali, giunti nel Salento nell'XI secolo, si preoccuparono di incrementare l'agricoltura, piantando, su larga scala, alberi di ulivo e incentivando la coltura della vite. Da antiche pergamene si evince che l'uva veniva lavorata presso alcuni eremi esistenti nella zona, tra i quali quello di S. Mauro, a Gallipoli. Il vino prodotto dai monaci acquisì, ben presto, un alto valore commerciale in Oriente. Anche i Ragusani importavano le loro merci nei porti di Terra d'Otranto e imbarcavano vino, in recipienti di legno, e olio, in otri di pelle di capra.

Durante la reggenza Aragonese e Sveva, il nettare salentino, godendo di ottime credenziali, si fece conoscere in tutti i paesi europei, i quali cominciarono ad organizzarsi per importarlo. Per trasportarlo, venivano adoperate delle grandi botti, costruite da mastri-artigiani, secondo antiche lavorazioni. Questo settore fu fiorentissimo e molto produttivo in particolar modo a Gallipoli. Qui, nel 1398, sotto il torrione di S. Benedetto, sorse un laboratorio di "Mastro d'Ascia", dove si costruivano botti di varie misure, con il legname salernitano. Era la prima bottega nel suo genere, conosciuta in tutta la regione, e poteva contare su una numerosa clientela.

Nella seconda metà del 1400, Lorenzo il Magnifico inviò, nei paesi della Puglia, agenti commerciali che avevano il compito di ritirare oli, vini e sementi di frumento, per portarli in Toscana. Il Codice Municipale di Lecce, dell'anno 1445, stabilì che l'uva e il mosto prodotti nel circondario, dovevano, necessariamente, essere soggetti ad una imposta indiretta. Sancì, inoltre, che i rappresentanti del clero, prima di allora esenti da tale tributo, dovevano pagare questa tassa. Nel 1528, in seguito alle scorrerie dei Francesi, guidati da Francesco I, tutti i vigneti salentini vennero distrutti e tutto il vino e l'olio trovati nelle masserie, furono rubati. Tuttavia, grazie a questi tristi episodi, tale popolo imparò ad apprezzare i nostri "tesori".

Ma, un altro problema affliggeva questi luoghi ed impediva una maggiore espansione del commercio: le vie di comunicazione interne erano scarse e inaffidabili e i veicoli erano insufficienti. Nel 1585, venne fatta richiesta al Parlamento Generale di provvedere allo spianamento delle strade verso la Puglia, ma la questione non fu risolta. Solo con l'avvento dei Borboni, si costruirono percorsi adatti al traffico del tempo. Nel 1600 e nel 1700, il commercio vinicolo si intensificò e raggiunse tutte le nazioni d'Europa. Dai maggiori porti salentini, 2 milioni di salme di vino e 1 milione e mezzo di cantare di olio, partirono per i mercati di Londra, Berlino, Pietroburgo e Barcellona. Mentre a Gallipoli si fissava il prezzo dell'olio, a Lecce si stabilivano i prezzi dei vini.

Nel XVIII secolo, nella penisola leccese, nacquero importanti case vinicole. Il Salento, in questi anni, divenne la regione più vitivinicola d'Europa, e il movimento commerciale creatosi di conseguenza, costituiva una delle maggiori risorse economiche delle finanze reali Borboniche. Grazie a queste vendite, molta valuta orientale andava ad arricchire le casse dello Stato. Nelle maggiori piazze della provincia, finanziatori, banchieri e cambiavalute esplicavano il loro lavoro egregiamente, facendo affari d'oro.

Ma vi furono altri impedimenti che intralciarono il normale svolgimento delle attività di commercio. Il maggiore ostacolo fu determinato dall'instabilità meteorologica, che, spesso, era causa di pessimi raccolti. Nel 1796, tutti i vigneti del basso Salento, vennero distrutti dal cattivo tempo che, nel mese di aprile, si abbatté sui campi coltivati. Un ulteriore problema era dovuto ai naufragi che si avvicendavano di frequente e che frenavano l'intenso traffico marittimo. Per di più, in seguito alle agitazioni europee del 1799, e alle turbolenti vicende del Regno di Napoli, la vita economica e commerciale salentina subì duri colpi. L'ordine fu ristabilito agli inizi del secolo XIX e i traffici in Terra d'Otranto, come in tutta Europa, ripresero con fervore.

Nel leccese si costruirono nuove strade e vennero intrapresi i lavori per l'ampliamento e per la ristrutturazione dei maggiori porti pugliesi. Il vino salentino viaggiava e la sua fama cresceva a tal punto che giunse, anche, in America e i Australia. Nel 1840, da Brindisi, partì la prima nave per l'Algeria. Questo Paese immetteva nei suoi mercati e in quelli marocchini vino pugliese e siciliano inviando, a sua volta, in Italia, vino algerino. Nel 1845, il prelibato nettare dell'estremo Sud venne esportato in Svezia, in Inghilterra e in Danimarca. Intorno alla metà del secolo, nei centri vitivinicoli della provincia, sorsero attrezzatissimi impianti per la pigiatura delle uve (Gallipoli, Novoli, Salice, Nardò, ecc.), e, in seguito all'ampliamento delle reti ferroviarie, numerosi stabilimenti oleari e vinicoli vennero costruiti in prossimità delle stazioni, agevolando, così, gli scambi commerciali. Il governo Argentino, nel 1900, acquistò considerevoli quantità di vino salentino. Da Gallipoli e da Brindisi salparono navi dirette a Genova e a Napoli; da qui, poi, i bastimenti, ripartirono diretti a Buenos Aires e a Rosario.

Con l'avvicendarsi della I guerra mondiale, il movimento commerciale subì un notevole arresto ma, terminate le amare tribolazioni del conflitto, il commercio dell'olio e del vino, ebbe una forte ripresa, seppur sproporzionata rispetto alla situazione economica dei mercati italiani e internazionali. Agenti vitivinicoli presero d'assalto il Salento, arrecando disordine e perplessità nelle borse pugliesi ed europee. Contemporaneamente, le vecchie cantine cooperative vennero potenziate e ne nacquero delle nuove in molti paesi di Terra d'Otranto. A queste, si aggiunsero molteplici "oleifici sociali". Tali strutture, attualmente, hanno dotato la produzione agricola salentina di un orientamento economico, e ciò ha comportato un cambiamento decisivo nei mercati oleari e vinicoli nazionali.

Il Palmieri affermava che "il Salento aveva il vanto di trasformare in oro solido il suo oro liquido e brillante". Un "oro" che ha fatto la fortuna di molti e che ha inebriato, col suo aroma dolciastro e piacevole, coloro che hanno gustato il suo sapore genuino. Sapore del Sud, ricordo di fragranze antiche che vivono ancora. Presenze dalle origini lontane che rievocano, oggi, il gusto del passato. E' rassicurante guardarsi intorno e convincersi che "qualcosa" è rimasta intatta. E' un dovere di tutti noi, gente del Sud, far sì che si valorizzino le risorse della nostra terra, ed è un nostro diritto considerarci parte integrante dell'economia del nostro Paese, e perché no, della nostra Europa.

Argomenti di cultura e tradizioni

Lavori, arti, mestieri

Feste, fiere, celebrazioni

Insediamenti e costruzioni

Dialetto popolare: ingiurie, proverbi, racconti

[Torna ad inizio pagina]