Ci conforta vedere ogni giorno nelle nostre città delle belle villette a schiera con giardino, dei palazzi di ultima generazione ricoperti di specchi che alcune volte riflettono il cielo e altre lo smog. E' piacevole pensare che oggigiorno possiamo avere i mezzi per soddisfare ogni nostro capriccio architettonico ed edilizio. Non dobbiamo, tuttavia, dimenticarci di guardare al passato, a quando la maggior parte delle persone non poteva vantare agiatezze, ma solo miseria e spirito di adattamento.

La campagna salentina e il territorio brindisino sono tempestati di costruzioni a secco un po' grossolane che rendono il paesaggio più interessante. Nel Salento tali strutture vengono chiamate "furni", più a nord, nella Valle d'Itria, "trulli". A secco perché sono del tutto assenti malta, legname o qualsiasi altro legante. Ciò ha alla base una motivazione storica.
In tempi remoti, quando la Puglia faceva parte del Regno di Napoli, il sovrano periodicamente inviava nelle proprie terre dei "controllori" affinché potessero appunto vegliare su un territorio molto vasto e spesse volte sfuggente. Tra gli altri compiti, essi dovevano riscuotere le tasse versate dai sudditi. Una di queste consisteva nel pagare una quota per ogni abitazione posseduta. La povera gente, proprietaria delle costruzioni in questione, non avendo di che pagare, si affrettava a rimuovere la chiave di volta e le "case di pietra" venivano giù come castelli di carte al primo spostamento d'aria. Nel passare, gli esattori vedevano solo un mucchio di macerie sparse qua e là per i campi e andavano oltre. Successivamente, quando il "pericolo" poteva dirsi scampato, non restava altro da fare che ricostruire le dimore e sperare che i delegati del re ritornassero da quelle parti il più tardi possibile.
Trulli e furni si presentano, per la maggior parte, privi di finestre. Più finestre si avevano, più tasse si pagavano e quindi...via anche le finestre.
I trulli, dal latino "turris, trulla", dal greco "tholos", dal greco-bizantino "torullosa" (cupola), presentano un cilindro sormontato da un cono. L'estremità superiore, chiamata "pinnacolo", presenta forme diverse: sfera, cilindro, a scodella, triangolo, ecc. Il significato di tale elemento è ancora oggi un mistero. Potrebbe essere un puro e semplice ornamento, ma molti ritengono che esso abbia un valore magico molto forte.
Sul frontale del trullo, di colore bianco per respingere i raggi solari così da rimanere fresco anche d'estate, si possono notare dei simboli propiziatori e magici disegnati a calce sulla pietra. Alcuni di essi sono d'origine cristiana, come il "Chrismon", il cuore trafitto di Maria; altri d'origine pagana, come il candeliere ebraico e la croce raggiata. Tra quelli magici troviamo l'emblema di Giove, il Tridente e il simbolo di Venere. Le intenzioni di coloro che li dipingevano erano molteplici: propiziarsi un buon raccolto, proteggersi dal malocchio, attirare su di sé benedizioni.
I trulli presentano la forma di una spirale cosmica che partendo dal basso, come un'energia vitale, raggiunge il cielo e mette in comunicazione il microcosmo (uomo) con il macrocosmo (Dio), stabilendo un contatto tra cielo e terra. Sono formati da un'unica stanza e, spesso, al loro interno, è presente un soppalco, che nei tempi passati veniva utilizzato come dispensa e, talune volte, come dormitorio per i bambini.
I furni salentini, al contrario dei trulli, alla loro estremità superiore sono piatti. Una scala laterale in pietra conduce sul tetto, il quale veniva adoperato per seccare pomodori o altri prodotti della terra. Tale costruzione era usata dai contadini per riposarsi durante le lunghe giornate di lavoro nei campi, ma anche per depositare gli attrezzi e come riparo per gli animali di piccola taglia. Molto spesso, nei periodi in cui il lavoro era tanto (vendemmia, semina), questi uomini trasformavano i furni in vere e proprie abitazioni e vi rimanevano anche per alcune settimane, lontani dalle famiglie.
Sia i furni che i trulli possono presentare due tipologie differenti: a pianta quadrata e a pianta circolare. Il quadrato rappresenta i quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra. Il cerchio è la figura perfetta, senza un inizio e senza una fine, simbolo di Dio. Se si uniscono le due figure si ottiene un ottagono che simboleggia il legame fra il divino e la terra, fra il Padre e l'uomo.
La "capitale" dei trulli è Alberobello, nella Murgia, dove ciascun abitante possiede un trullo. Nella zona greca di Terra d'Otranto è possibile visitare dei villaggi costituiti da tanti furni posti uno accanto all'altro, situati qua e là nell'entroterra. Le costruzioni a secco non sono, tuttavia, presenti solo nel Salento e nella Valle d'Itria, ma in tutta l'area mediterranea, in Cappadocia, in Dalmazia e perfino nel nord America.
Emile Bertaux, uno studioso francese, definì "costruzioni senza tempo" queste realtà misteriose e affascinanti che ci fanno compagnia nelle nostre passeggiate, nelle cartoline spedite chissà dove e chissà a chi, sui nostri album nelle fotografie scattate ad una scampagnata con gli amici, o che ritornano nei racconti sbiaditi dei nostri nonni, che parlano delle loro giornate nei campi in tempi difficili.
C'è molta fatica dietro ai trulli e ai furni. Miriadi di pietre, una sull'altra, che devono combaciare perfettamente per non cadere al primo soffio di vento. Tanti elementi che si uniscono per formare una struttura che deve la sua staticità ad un equilibrio perfetto, ad un'alleanza fra l'uomo e la natura.