Ricordo bene quel giorno in cui la mia professoressa di storia, durante una lezione, pronunciò quel nome: "Stonehenge". "E' una località dell'Inghilterra", disse, "famosa per i suoi monumenti megalitici, risalenti al II millennio a.C.". Era la prima volta che ne sentivo parlare e la magia che sprigionava quel luogo rimase impressa nella mia memoria per sempre. In me cominciò a farsi strada l'idea che la preistoria non è muta, come alcuni credono, ma racconta, e nel suo raccontare, carica di significato anche ciò che, a primo impatto, può sembrare il nulla.
Percorrendo le sconnesse stradine della campagna salentina, o le vie dei paesini di Terra d'Otranto, è facile scorgere numerose tracce del passato, un passato remoto, che sussiste, però, nel presente. E' probabile che qualcuno, ogni giorno, recandosi al lavoro o a fare la spesa, passi accanto a ciò che è stato, ignorandone l'importanza e non sapendo, o forse facendo finta di non sapere, che lì, in quel monumento arcaico, è racchiusa la storia dei nostri padri. Zollino, Carpignano, Martano, Giurdignano, Melpignano, Cannole, Bagnolo, Minervino, Muro Leccese, Cocumola, sono solo alcuni dei paesi depositari delle tradizioni più antiche. Tra l'asfalto delle strade e fra i moderni palazzi è possibile scorgere diversi esempi di architettura megalitica, come i "dolmen" e i "menhir".
Nel mondo, la diffusione geografica dei megaliti si presenta molto estesa: Marocco, Tunisia, Danimarca, Inghilterra, penisola Iberica, Palestina, Corea, India occidentale, Africa nord-occidentale, ecc. Il suo facile inserimento nei vari sistemi, favorì la propagazione di tale fenomeno. E' presumibile che la tecnica megalitica riuscì ad imporsi perché soddisfaceva esigenze simili maturate nelle diverse culture che avevano come base comune le pratiche agricole.
Nell'antico dialetto bretone, il termine "dolmen", significa "tavole di pietra". Infatti, questi monumenti, sono formati da alcune lastre infisse verticalmente sul terreno e sormontate da un grosso sasso di copertura. Gli esempi più remoti risalgono alla fine del V millennio e si trovano in Francia e in Spagna, mentre i più recenti, come quelli salentini, sono datati intorno alla metà del II millennio a.C.
Gli studiosi, intrapresero orientamenti di studio differenti e diverse furono le loro interpretazioni. Tutti i ricercatori mondiali, attratti da queste insolite costruzioni fin dal XVIII secolo, in seguito a numerosi studi, giunsero alla conclusione che essi fossero stati eretti all'interno di un unico processo collegato alla diffusione delle opere celtiche. Si ritenne che i dolmen fossero altari cultuali dei Druidi, risalenti all'Ottocento.
Ma, dopo ulteriori ritrovamenti che portarono alla luce frammenti di vasi, strumenti di pietra e non oggetti di ferro, gli esperti si convinsero che la loro nascita potesse essere anteriore a quanto si era supposto fino a quel momento. Si cominciò a pensare che le vestigia preistoriche presenti in Europa fossero nate da contatti con le popolazioni e con i costumi orientali anche se, secondo lo studioso Renfrew, si è trattato di un fenomeno autoctono, "indipendente da influenze medio-orientali".
In seguito, poi, alla scoperta del radiocarbonio C14, gli scienziati hanno fornito nuovi metodi per la datazione dei reperti. Stabilire, però, la data di inizio della tradizione megalitica è molto difficile. Generalmente si prende come periodo di riferimento il IV millennio, per poi proseguire, in Europa, fino al 1300 a.C. I ricercatori notarono, ben presto, che spesso i dolmen erano orientati lungo l'asse est-ovest, con l'apertura rivolta ad est. Il motivo di tale orientamento, però, non è ancora conosciuto. Nell'era moderna, si è convinti che le strutture dolmeniche siano sorte separatamente in molte società antiche con varietà ed usi differenti. Molti presupposti fanno pensare che queste primitive costruzioni avessero una funzione sepolcrale, e questo si evince dagli scheletri rinvenuti sotto alcune di esse, anche se non è stata accertata l'assolutezza di questa affermazione. Certo è che, per la loro edificazione, venne adoperato un enorme investimento di masse, alla base del quale ci fu il benessere economico delle civiltà che innalzarono tali complessi.
Nella penisola salentina si ergono numerosi dolmen di piccole dimensioni, dalla pianta piuttosto irregolare. La loro scoperta risale alla seconda metà del XVIV secolo, quando Luigi Maggiulli, cultore di archeologia e di storia, rinvenne il primo dolmen. Questo ritrovamento, fu seguito da ricerche sul campo, attuate dalla Commissione Provinciale Conservatrice dei monumenti, presieduta dal duca Sigismondo Castromediano.
Il termine "menhir", sempre di origine bretone, significa "pietra lunga" e indica degli alti e sfilati parallelepipedi monolitici, la cui altezza varia da un metro a oltre 20 metri.
Queste colonne primitive si trovano isolate o raggruppate in allineamenti sorgendo, spesso, nelle vicinanze di dolmen o, a volte, sopra di essi. Le due facce più larghe sono rivolte verso ovest e verso est, oppure si trovano sulla traiettoria dei raggi solari in particolari periodi dell'anno. Non è chiaro l'uso di tali monumenti. Si pensa che fossero dei punti di riferimento, o che segnassero dei confini, o che fossero strumenti per misurare il tempo, o, ancora, che volessero indicare delle sepolture. I menhir di Terra d'Otranto, presenti soprattutto sul versante adriatico, misurano mediamente 4 metri e sono finemente lavorati.
Tra il 1951 e il 1956, Giuseppe Palumbo, studioso di cultura locale, fece alcune indagini "al fine di ricercare tutti i menhir di cui è depositaria questa estrema terra di Puglia". Secondo lui, tali opere megalitiche, sorsero in un periodo compreso tra l'Eneolitico e l'inizio dell'età del Bronzo. Sin dai tempi più antichi, queste costruzioni, hanno esercitato un fascino particolare derivante, in particolar modo, dal mistero che le ha sempre circondate. I megaliti, nel Salento come in tutto il mondo, hanno sempre avuto una funzione rituale, e questo "culto delle pietre" ha continuato ad esistere e a resistere nei secoli, costringendo la Chiesa, nel Medioevo, a fare diversi tentativi, che si rivelarono inutili, al fine di domarlo. La comunità cattolica pose fine al problema facendo scolpire delle croci sui megaliti più visitati e adorati, apportando, in tal modo, un'opera di cristianizzazione. Questi arcaici cenacoli del culto pagano, vennero assorbiti dal culto cristiano. Dolmen e menhir furono trasformati, così, in "Osanna" o, come si dice giù da noi, "Sannà", molti altri vennero, invece, soppressi.
Intorno a tali luoghi sorsero leggende e superstizioni, popolate da gnomi, giganti e fate. Secondo un'antica tradizione, durante alcune feste religiose, come ad esempio nel giorno della Domenica delle Palme, fedeli e sacerdoti si recavano attorno ai mausolei e recitavano particolari preghiere.
Altre usanze attribuivano a questi spazi cultuali virtù curative o segnalavano, sotto di essi, la presenza di ricchi tesori. Chissà quali arcani nascondono queste antiche pietre. Chissà quale riti si celano dietro a queste originarie vestigia. Chissà chi furono gli uomini che crearono tali culti e chi coloro che li tramandarono. Chissà quante "Stonehenge" sono disseminate qua e là sulla Terra, conosciute, venerate e studiate, e quante altre non sono ancora state scoperte. Chissà quale era la loro primordiale funzione.
Se incontrassimo un troglodita, potrebbe toglierci ogni dubbio, ma prima di allora non possiamo far altro che volare con la nostra fantasia, lontano lontano, cercando di dare delle risposte plausibili ai nostri perché, o, magari, anche delle soluzioni piuttosto assurde. In fondo, chi ce lo impedisce? Forse lo spirito che risiede nei menhir? O l'elfo che dimora in qualche dolmen?