
In questa atmosfera in cui gli alberi lasciano cadere le foglie ingiallite, in cui le nuvole nascondono il sole e il paesaggio si prepara all'inverno, si trova nel grigiore un motivo per far festa. L'undici novembre, il giorno di San Martino, l'Italia vuole rendere omaggio al vino novello e, al ritmo di stornelli e proverbi d'ogni genere, utilizza questo pretesto per banchettare. Anche il Salento conserva da secoli questa usanza. Già un mese prima dell'evento, i ragazzi soprattutto cominciano a chiedersi "Che facciamo a San Martino?". Qualunque cosa si organizzi l'importante è stare insieme, ritrovarsi intorno ad una tavola imbandita e mangiare ciò che la tradizione vuole. Immancabili la salsiccia, possibilmente arrostita al fuoco, le castagne e i clementini, ma l'ospite d'onore è il vino, senza il quale questa festa non avrebbe motivo di esistere.
"Il vino novello", spiega l'enologo Lino Carparelli, "si produce nel rispetto d'antiche tradizioni vitivinicole secondo un processo di vinificazione il cui risultato è un'armonia di profumi e di sapori. Prima della spremitura, grappoli scelti sono sistemati con accuratezza, per evitare la rottura dei chicchi, in contenitori chiusi e carichi d'anidride carbonica. I chicchi subiscono così una particolare fermentazione che porta alla diminuzione dell'acido malico". Successivamente, si procede alla spremitura. "Il risultato è un vino morbido, profumato, fruttato e di colore rosso brillante, che va bene con carni rosse, bianche, formaggi e persino con il pesce", scrive il giornalista Vittorio Stagnani in un suo articolo.
Nei giorni che precedono l'undici novembre, in diversi comuni di Terra d'Otranto si organizzano sagre, fiere e convegni per proporre il nuovo vino anche a chi, come i giapponesi, viene da molto lontano. Il basso Salento vanta una ricca produzione di barbatelle che poi diventeranno viti che a loro volta produrranno l'uva necessaria per realizzare il "nettare degli dei". Aziende come i Conti Zecca e Leone de Castris sono rinomate a livello internazionale. I turisti che d'estate inondano le nostre città e le nostre spiagge, non ripartono senza prima avere acquistato almeno una bottiglia di buon vino salentino. Un souvenir niente male, direi! Oggi, gli eventi che accompagnano tale festa, vengono pubblicizzati attraverso radio, manifesti e televisioni, ma in passato non era così semplice. Le osterie, per propagandare il buon nettare prodotto, mettevano all'ingresso delle frasche e la gente, di passaggio, capiva che lì si poteva fare baldoria.
E' ormai appurato che il vino rosso, se bevuto con criterio, previene le malattie cardio circolatorie e, come affermava l'umanista Laguna, "riscalda i freddolosi, rianima gli esausti, nutre gli emaciati, risveglia gli ingegni sonnolenti, crea artisti e poeti, rallegra i malinconici, spiana la collera ai biliosi". Molti poeti hanno dedicato i loro componimenti al periodo di San Martino, tra i quali Virgilio, Pablo Neruda, Gabriele D'Annunzio, Orazio e Giosue Carducci.
E canticchiando "Mieru, mieru, mieru la la, senza lu mieru nu pozzu campà" (vino, vino, vino la la, senza il vino non posso vivere), concludo con un antico proverbio: "Quando il vino è nell'uomo, il senno è nel fiasco". E ricordo le parole di un vecchietto di Otranto, nonnu Cenzi, che diceva sempre "Il vino dà riscaldamento alla vita umana".