
Il Giovedì Santo, determina l'inizio del lutto stretto, e le campane smettono di suonare. Riprenderanno il loro canto al "Resurrexit". Un tempo, per annunciare le funzioni, il sagrestano agitava la "tròzzula", e, durante la messa, anziché usare il campanello, i chierichetti, battevano con un bastone di legno sulle panche. La celebrazione dell'Ultima Cena è un momento emozionante per tutti, ma col passare degli anni ha acquisito particolarità diverse e ne ha accantonate alcune. In passato, i dodici Apostoli, erano impersonati da vecchi poverelli, vestiti con lunghe tuniche azzurre. Li serviva il ricco del paese il quale, dopo aver lavato loro i piedi, a proprie spese, donava ciambelle di pane azzimo, agnellini di pasta di mandorle, arance e qualche spicciolo.
Al giorno d'oggi, questo compito, spetta al parroco, ma è rimasta immutata l'usanza di distribuire , alla fine della cerimonia, il pane benedetto. Queste pagnotte, negli anni addietro, si custodivano per tutto l'anno perché, secondo la credenza, si riteneva che esse, deposte sull'uscio durante i temporali, allontanassero i fulmini dalla casa. Il Venerdì Santo è, però, il giorno più significativo di tutta la settimana. Tutto il paese, raccolto in preghiera, partecipa alla processione, dove viene rappresentata la "Via Crucis". Prima di attraversare le strade in corteo, si partecipa alla "Messa Scerrata" (messa scordata), così chiamata perché non presenta l'abituale sequenza della celebrazione. Ciò sta ad indicare l'incapacità, in senso figurato, da parte del celebrante, di portare avanti il rito come da copione, perché la tristezza per la morte del Cristo glielo impedisce.
Ottanta anni fa, un gruppo di ragazzini, con in testa una corona di spine, apriva la processione. Seguivano alcuni giovani che portavano sulle spalle delle grosse croci ed altri che si flagellavano con le "discipline", una sorta di fruste che avevano all'estremità punte di ferro o stellette di acciaio. Rappresentavano i peccatori pentiti che espiavano le proprie colpe attraverso questo rito. Dopo i primi due gruppi, facevano la loro comparsa due lunghe file di fedeli e le statue dei "Misteri", sorrette da uomini robusti che indossavano, per l'occasione, abiti da cerimonia sobri ed eleganti. Al loro seguito, comparivano una schiera di bambini vestiti da angeli, che portavano gli strumenti della Passione e, accanto a loro, avanzavano delle fanciulle che cantavano, accompagnate dalla banda, uno struggente lamento che richiamava il preludio del 3° atto della "Traviata". Alla fine del corteo, il Cristo morto e la statua della Madonna Addolorata, intorno alla quale si stringevano le donne velate di nero.
Nelle contrade salentine, prima della metà del secolo scorso, questa celebrazione si svolgeva di mattina. Poi, la costumanza è cambiata nel tempo, come le caratteristiche della processione stessa, la quale, oggi, è divenuta una lunga passeggiata dopo il tramonto, dove ognuno personifica se stesso. In alcune zone del basso Salento, era consuetudine esporre la merce davanti alle botteghe, durante il passaggio della processione. Anche i macellai che, durante le settimane quaresimali, erano stati costretti a chiudere l'esercizio per rispettare la rigorosa astinenza, per l'occasione, mettevano in mostra le carni, decorandole con carta dorata e piccole stelle.
La settimana santa si conclude con la cerimonia della "Resurrezione", che oggi si celebra a mezzanotte, ma che, una volta, si anticipava al mezzogiorno del sabato. In questo giorno, si scompone il Sepolcro e chi ha portato il vasetto con il grano se lo riprende. Una volta, il frumento, stando ad una leggenda, si seppelliva nei campi o si bruciava in casa perché, se fosse stato profanato, avrebbe portato un cattivo raccolto. Al "Resurrexit" le campane riprendono a suonare ed è una gran festa per tutti, nessuno escluso. Anni fa, la gioia di questo momento si evinceva dal grande baccano che si udiva per le strade. Si usava picchiare contro le porte, sui tavoli e contro le spalliere dei letti. I ragazzini raccoglievano i cocci vecchi e tutto ciò che poteva fare rumore, ne facevano un mucchio e li battevano con un bastone, creando un rumore assordante.
Era in uso picchiarsi a vicenda, con la speranza di potersi scrollare di dosso, come si pensava, tutti i peccati. I maestri di bottega malmenavano i loro apprendisti, e le sarte percuotevano le loro discepole. Chi nasceva o era battezzato in questo giorno, si poteva considerare fortunato e, i figli maschi che appartenevano a famiglie povere, una volta cresciuti, avevano la possibilità di diventare sacerdoti a spese del Capitolo. La Pasqua segna la fine di un periodo fatto di rinunce e, mentre nella Quaresima è d'obbligo fare penitenza, in questa ricorrenza è doveroso fare festa e indossare gli abiti più belli. Tutti, anche chi durante l'anno non mette mai piede in chiesa, partecipano alla "Santa Messa".
Questa giornata permette alle famiglie di riunirsi. Ci si scambiano gli auguri e si pranza tutti insieme, e le donne si sbizzarriscono nel preparare deliziosi manicaretti, il tradizionale agnello e una vasta varietà di dolci, e ai più piccini non si può non regalare l'uovo di cioccolato. Nessuno lavora e tutti sembrano dimenticare le difficoltà che, inevitabilmente, la vita ci offre. Ma, una volta ogni tanto, si possono pur staccare i piedi da terra! Senza dimenticare, però, e purtroppo, "ca nu ssempre è Ppasca" (non sempre è Pasqua)...