Oggi è il 31.07.2010

Origini del Cristianesimo in Otranto

di Valentina Vantaggiato

Otranto, "Porta d'Oriente". Così è definita la cittadina salentina che si affaccia sul mar Adriatico e che volge lo sguardo verso culture molto diverse da quelle occidentali. In ogni suo vicolo si possono scorgere i tratti tipici di una borgo cristiano, con l'imponente cattedrale, la caratteristica chiesetta di San Pietro, con il santuario degli Ottocento Martiri e con altri particolari che la rendono unica e speciale.
Otranto, come scrive don Grazio Gianfreda, attento studioso della storia di questo paese, "è crocevia di popoli, di commercio, di miti e di religioni. E' uno scrigno che, nel sottosuolo e sulla superficie, racchiude tracce di civiltà orientali e occidentali".

Come tale centro divenne una città cristiana? Il Cristianesimo nacque in Palestina e giunse sulle coste del Salento, divenendone patrimonio. Su chi l'abbia introdotto, quando e come non è dato saperlo. "Le origini delle comunità cristiane d'Italia, come del resto di tutto l'Occidente, sono poco note: la scarsità di fonti letterarie e archeologiche, per i primi tre secoli, non consente una ricostruzione sicura di quegli avvenimenti", asserì il ricercatore D'Angela. A partire dal IV secolo, le fonti si fecero più numerose, anche se ancora incapaci di descrivere accuratamente la vita delle diocesi.

Nell'era medievale, molti autori scrissero testi in cui chiarivano tale mistero, manifestando le motivazioni apostoliche e sub-apostoliche dei propri distretti, ma, il più delle volte, questi scritti erano privi di fondamenti storici. A tal proposito si sappia che i cataloghi episcopali, di frequente, subivano delle falsificazioni e, se si smarrivano gli originali, venivano creati nuovamente con nomi di fantasia o appartenenti ad altre sedi vescovili. Tutte queste considerazioni valgono anche per la diocesi otrantina la quale, nel primo secolo dell'Era Volgare, apparteneva alla "Regio secunda Apulia et Calabria". E' stato accertato che in Otranto, nei primi tre secoli dell'Impero, vi era certamente una presenza cristiana.

I rapporti culturali ed economici tra il centro salentino, l'Oriente mediterraneo e l'Egeo furono determinati dal mare e dalla possibilità che esso offriva di poter operare scambi di ogni tipo con i paesi dell'altra sponda. Fu proprio per via mare che la dottrina cristiana giunse ad Otranto. Essa si diffuse velocemente nell'ambiente portuale, affollato da manovali e marinai palestinesi, greci, egiziani, da mercanti in cerca dell'affare giusto e si propagò anche grazie alla rete viaria che collegava il paese a Roma e alle città dell'interno.

Come sopra accennato, Otranto, oltre ai suoi cittadini salentini, vantava la presenza di uomini provenienti da numerosi paesi del bacino mediterraneo. Tra questi gli "Ebrei della diaspora", così chiamati perché dimoranti fuori la Palestina. Anche se lontani dagli Ebrei residenti in patria, restavano uniti saldamente alla Città Santa, Gerusalemme, nella quale si recavano in occasione di grandi feste sacre come la Pasqua e la Pentecoste. In tali circostanze il centro palestinese era gremito di fedeli e di pellegrini che rendevano omaggio al loro Dio. "Fra le comunità della diaspora e la Palestina correvano relazioni costanti. Gerusalemme rimaneva per tutti la capitale spirituale dove batteva il cuore della nazione ebraica, verso la quale ci si rivolgeva nella preghiera e dove si sognava di ritornare un giorno" (Giuseppe Flavio).

E proprio in quel frangente gli Ebrei "residenti" istruivano gli Ebrei della diaspora, facendo conoscere loro gli insegnamenti di Gesù di Nazaret. Cosicché, quando i pellegrini ebrei ritornavano alla loro vita, nelle città in cui risiedevano, al loro posto di lavoro, raccontavano ai conoscenti quanto avevano appreso in Palestina. Divenivano, così, i primi diffusori della dottrina di Cristo.
Essendo Otranto una città di schiavi, il nuovo credo attecchì velocemente. Tali reietti potevano finalmente sperare nella loro liberazione, era giunto il momento del loro riscatto e di cominciare davvero a vivere. La religione cristiana compiva una rivoluzione sociale senza precedenti e fu per questo motivo che tutti la abbracciarono ben volentieri.

Il Cristianesimo, quindi, fu portato nella cittadina otrantina dagli Ebrei della diaspora e il suo arrivo ipotizza la venuta di San Pietro in questo luogo. "Per Tradizione Petrina s'intende quella narrazione popolare che ricorda lo sbarco di S. Pietro nel porto idruntino e le origini apostoliche del Cristianesimo" (G. Gianfreda). Sfortunatamente, le notizie circa l'attività missionaria e i viaggi di Pietro sono scarse, ragion per cui è difficile, se non impossibile, stabilire con certezza se egli giunse ad Otranto oppure no. Si crede, però, che il Santo, dall'Oriente, vista la breve distanza (70 Km), giunse nella cittadina per fare visita ai cristiani e per conferire loro il Battesimo.

Durante i primi tre secoli dell'Era Volgare i seguaci del Cristianesimo non avevano templi dove poter professare il loro credo. Essi "spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore" (Luca / Atti degli Apostoli). Ben presto, tuttavia, si fecero numerosi e fu eretta per loro la "domus ecclesiae", ossia la casa della preghiera, la quale non era contrassegnata da alcun simbolo esterno. Solo nel quarto secolo nacquero le chiese come le abbiamo noi oggi. La Basilica di San Pietro, costruita nel VII secolo ed ancora oggi esistente nel centro storico di Otranto, secondo antichi racconti, sarebbe stata edificata nei luoghi in cui Pietro, se fosse realmente venuto, avrebbe battezzato e celebrato il rito cristiano. La tradizione petrina di tale paese ha radici profonde, ma nessuno può asserire con sicurezza la sua veridicità. Fin dal V secolo, la città idruntina faceva riferimento più a Costantinopoli che a Roma, abbracciando il monachesimo italo-greco. Fu così che, due secoli dopo, iniziarono le dispute tra la Chiesa di Bisanzio e la Chiesa di Roma, le due "Chiese sorelle".

Tra il IX e il XII secolo Otranto si pregiava di importanti centri culturali, come il Monastero di San Nicola di Casole, la connessa scuola e l'Accademia Talmudica. La conversione al credo cristiano riguardava soprattutto la povera gente, gli schiavi, gli emarginati, gli ultimi, coloro, insomma, che si sentivano oppressi da una società che ne faceva volentieri a meno, che quasi non li vedeva, accecata com'era dalle luci dell'esteriorità e dalla fiamma del potere. Qualcuno si accorgeva delle miserie di questi uomini? Nessuno se ne curava. Oramai la speranza di una vita migliore svaniva di giorno in giorno e il detto "la speranza è l'ultima a morire" non convinceva più nessuno. L'unica cosa da fare era lasciarsi andare alla nera esistenza che ti succhia tutto, anche l'anima. "Il declino incalza, eccolo, è qui, non serve a niente fuggire, bisogna fermarsi e accettarlo", avremmo letto nei loro occhi se avessimo avuto la possibilità di poterli scrutare. Ma, un momento, un piccolo raggio di sole si fa strada fra le nuvole, giunge timido sulla terra e riscalda i cuori dei miseri. E' il Cristo, coLui che con la sua Parola riconsegna la speranza agli uomini.

E' giunta l'ora del riscatto, anche qui, ad Otranto, come nel resto del mondo. E' giunto il momento di abbracciare una fede che non fa discriminazioni e che rende tutti uguali, un credo che non ti accetta solo perché sei "qualcuno" da inserire nel suo club esclusivo, un credo il cui motto è "I primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi", un credo che fa sentire ciascuno di noi "speciale": il CRISTIANESIMO.

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