Oggi è il 08.09.2008

La torre del serpente. Tra leggenda e realtà

di Valentina Vantaggiato

Se ci si reca ad Otranto per una visita, è facile vedere su una piccola collina a Sud, guardando un po' più in là del nostro naso, una torre. Il suo nome è "Torre del Serpente". Gli otrantini hanno voluto fare di questa costruzione un po' ammaccata il loro simbolo e ne hanno ripreso l'effige anche nello stemma cittadino.
In merito a questa struttura che si affaccia sul mare Adriatico sono nati dei miti che sono stati poi tramandati di generazione in generazione, da padre in figlio, da nonno a nipote. Ragion per cui, tali leggende, hanno creato intorno alla torre un velato mistero e un fascino avvolgente che colpirebbero chiunque.

Il prof. Antonio Corchia ha raccolto numerose testimonianze di questi racconti in bilico fra realtà e leggenda e si è espresso così: "E' ormai assicurato che le leggende non abbiano avuto origine comune, ma siano sorte presso tutte le genti, le quali, incolte o civili, son dotate naturalmente di una certa facoltà inventiva di tali componimenti". Certamente alla base di queste dicerie esistono degli elementi storici accertati, poi la gente ha un po' "infiocchettato" gli eventi, ha fatto qualche ritocchino qua e là, molta immaginazione e via, il gioco è fatto, il mito prende vita resistendo alle burrasche del tempo.

Nel periodo romano, sull'altura che ospita la torre si trovava un faro che segnalava la rotta ai naviganti. La costa rappresentava spesso un pericolo per chi solcava i mari e le tempeste, con le sue onde arrabbiate, non aiutavano. Alcune vedette sorvegliavano il sito e si assicuravano che la luce fosse sempre accesa. Fu proprio allora che nacque la leggenda più accreditata e più nota. Durante la notte, mentre i soldati si concedevano un po' di riposo e cadevano in un sonno profondo, un serpente saliva puntualmente dalla scogliera e strisciava lungo le pareti della torre. Giunto alla sua estremità, beveva tutto l'olio della grande lanterna privandola del prezioso liquido che la teneva accesa. Il fanale smetteva di emanare la sua luce vitale e il serpe, contento e sazio, poteva ritornare al mare.

Si narra, altresì, che prima del 1480, anno in cui i Turchi saccheggiarono Otranto e uccisero gli Ottocento, questo popolo venuto da Oriente navigò lungo le coste adriatiche in cerca di bottino. Fortunatamente anche quella notte il serpente fece visita alla torre e bevve il suo olio. Il faro si spense e gli Ottomani, non avendo alcun punto di riferimento per poter sbarcare, andarono oltre e saccheggiarono la vicina Brindisi. Otranto, in quella occasione, fu salvata dal serpe ed è anche per tale ragione che gli otrantini lo hanno fortemente voluto nel loro araldo.
Secondo alcuni studiosi il nome dato alla torre sarebbe improprio. Sarebbe più esatto chiamarla "Torre dell'Idro", dal nome della collina sulla quale si erge.

Il sito in questione è stato restaurato alcuni anni fa grazie alla forte volontà di alcuni otrantini, i quali hanno sempre amato il loro emblema. Ogni singola pietra ne sostiene un'altra, creando una sinergia travolgente. Ciascun sasso nasconde un brandello di ciò che fu e custodisce gelosamente il passato e l'inesorabile scorrere del tempo.

La "nostra" torre ha visto molte estati e tanti inverni, ma soprattutto è stata testimone della storia. Ha visto navi nemiche e amiche, ha visto mercanti veneziani con le imbarcazioni cariche di sete e spezie provenienti dall'Oriente. Ha visto la crudeltà dei pirati, ha visto un mare verde e cristallino. Ha visto ottocento uomini morire per non rinnegare il loro credo religioso e se stessi. Ha visto la natura e i suoi miracoli. Ha visto le lacrime amare dei pescatori che rientravano senza aver pescato nulla, consapevoli del fatto che non avrebbero potuto sfamare i loro figli. Ha visto burrasche e bonacce, ha visto albe e tramonti. Ha sentito il vento freddo del Nord penetrare fra le sue fessure e ha apprezzato la brezza leggera della primavera. Ha visto etnie diverse convergere in un solo punto. Ha visto sulla linea dell'orizzonte le montagne della vicina, eppur così lontana, Albania. Ha visto il progresso avanzare inesorabile. Ha visto e ha sentito tante cose, ma è stata sempre lì, fiera e immobile, davanti al suo destino.

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