Oggi è il 09.09.2010

Altri profughi provenienti dal Medio Oriente sbarcano sulle coste otrantine. Ne parla il sindaco Cariddi

Comunicato del 30/07/2010

Ieri mattina un altro sbarco di profughi provenienti dal Medio Oriente sulle coste otrantine. La Guardia di Finanza ha intercettato nel Canale d'Otranto una barca a vela con 48 clandestini nascosti sottocoperta. Il sindaco Luciano Cariddi interviene sulla vicenda:

“Ormai il fenomeno, seppur non nella dimensione dell’emergenza, di fatto assume comunque una certa drammaticità, viste anche le condizioni sopportate da queste persone che affrontano la traversata assiepate in piccole imbarcazioni da diporto, in numeri di circa 40-60 per viaggio, tra le quali molte donne e bambini.

A questo punto crediamo che sia necessario organizzare sul nostro territorio un minimo di logistica per la primissima accoglienza, in modo da fornire quanto meno un’ospitalità dignitosa e quei servizi sanitari, di rifocillamento e di pulizia, che in questi casi si rendono necessari.

E’ ovvio che non parliamo di riaprire un centro di accoglienza e di permanenza, ma di attrezzare degli spazi adeguati per non dover continuare a ricorrere in emergenza alle caserme delle Forze dell’ordine o ai plessi scolastici con i quali si è risposto sino ad oggi.

Anche dalle riunioni in Prefettura è scaturita questa disponibilità che valuteremo sulla base di un protocollo di intesa da concordare, come Comune di Otranto, insieme con Prefettura, Forze dell’ordine e mondo dell’associazionismo.

E’ evidente che sarà necessario far leva su finanziamenti che possano provenire dal Ministero degli Interni, come prevede la normativa, perché i bilanci comunali, in questo periodo, conoscono ristrettezze che rendono difficile, se non impossibile, provvedere direttamente.

Colgo l’occasione per lodare l’intervento fino ad ora garantito da tutti quanti, dal Prefetto alle Forze dell’ordine e alle associazioni, negli sbarchi registrati, che testimonia la predisposizione di questo territorio all’accoglienza e alla solidarietà.

Queste vicende, però, ci costringono a ritornare su valutazioni più complesse che non attengono certamente alla sfera locale e che riguardano la politica internazionale, perché è facile immaginare, in un’area come quella del Mediterraneo, che, lì dove si vivono situazioni di disagio e di precarietà, e spesse volte di limitazione della libertà individuale, si vengano a creare dei focolai che trovano naturale sfogo nel fenomeno della migrazione che premerà puntualmente sulle nostre coste, essendo il nostro territorio crocevia di destini”.

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