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Cenni storici

 

Origine del nome

Negli anni, si è accesa una discussione circa l'origine del nome della cittadina: 'Ydrous nel greco classico, Hydruntum nel latino, Ydrentòs in epoca bizantina, Derentò nell'accezione greca. Le teorie sono molteplici e discordi.

Gerhard Rohlfs, filologo tedesco, ha asserito:

E' certo che tale nome non corrisponde né all'antico Ydrous né al latino Hydruntum. E' chiaro altresì che questo Ydrentòs non abbia potuto venire in Italia coi bizantini, né possa essere sorto da una genuina tradizione ellenica, ma deve essere riguardato come un compromesso linguistico, uscito dall'italico Hudrentum in un ambiente dove popolazioni elleniche e italiche confinavano. Il moderno Derentò dei Greci si riporta dunque a un Hudrentum che dalle popolazioni bilingui o trilingue dell'antica Messapia fu ellenizzato in Ydrentòs.

Gli otrantini veraci pronunciano Ótruntu il nome del loro paese e ciò è importante per risalire all'origine preromanza dell'appellativo, il quale certamente iniziava con una O accentata.

L'età del bronzo

I numerosi scavi archeologici effettuati nella zona hanno portato alla luce delle ceramiche ad impasto associate a vasi micenei risalenti ad un periodo che va dalla fine del XIII secolo al XI secolo a.C. Si ha la certezza, pertanto, che quest'area fosse abitata già in quell'epoca. Le alture calcaree otrantine ospitavano capanne costruite utilizzando dei pali impiantati nella roccia e rivestite di rami e fronde. La cittadina è depositaria di non pochi esempi di rapporti con gli abitanti della zona egea.

L'età del ferro

All'inizio di quest'era, intorno al 1200-1000 a.C., si iniziano ad avere notizie dei Messapi. Questo popolo, si spinse sulle coste italiane o per sfuggire ad incursioni nemiche, o perché vi trovò propizi spazi di insediamento. Il termine antico "Messapia", "terra di mezzo", sta ad indicare l'area occupata da questa popolazione, situata tra il territorio degli Itali e il mondo ellenico, individuabile nella penisola salentina.

Le fonti letterarie attribuirono ai Messapi anche la denominazione di "Pelasgi". I Messapi crearono una civiltà complessa e fondarono, nel corso dei primi tre secoli del millennio a.C., numerose città, tra le quali Vaste, Muro, Alezio, Rocavecchia e Manduria. Otranto fu molto importante per i Messapi. Costituiva, infatti, lo scalo sul mare Adriatico, fondamentale per gli scambi, di alcuni centri massapici della zona come Vaste e Muro.

L'età della Magna Grecia e di Roma

Epigrafe latina

Otranto ha della polis greca tutte le caratteristiche fondamentali, scrive Antonio Antonaci. Difatti, fu proprio in questo periodo che la città delineò la sua struttura urbana. Gli elleni pensarono bene di apportare delle modifiche alla disposizione esistente, occupandosi dell'assetto del nucleo urbano, distinto, ma mai nettamente separato, sia dal mare sia dalla campagna. La cultura greca coinvolse gli otrantini, negli usi e costumi come nella lingua. Ancora oggi alcune parole dialettali otrantine derivano direttamente da vocaboli del greco antico.

Nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il lavoro mercantile e di artigianato locale era molto fiorente, soprattutto nella lavorazione della porpora e dei tessuti. Era presente ad Otranto una comunità ebraica e ciò fa capire l'importanza commerciale che il centro poteva avere e che andava oltre alle isole Ionie.

Nell'epoca romana, per di più, esisteva già una complessa rete viaria che metteva in comunicazione la cittadina con il resto del Salento e con la Puglia in genere. I Romani non fecero altro che rinforzarla, introducendola nelle loro arterie di comunicazione.
A Otranto rimangono ancora delle testimonianze del passaggio dei Romani: due basi di marmo con epigrafe latina, risalenti al II secolo d.C., che riconducono agli imperatori L. Aurelio Vero e M. Aurelio Antonino. Nel 162 la città chiese ed ottenne di battere moneta e fu così che venne aperta una zecca, rimasta attiva sino al secondo secolo d.C. Pian piano il porto di Otranto divenne sempre più importante, surclassando finanche quello di Brindisi. Tale realtà non fece altro che consolidarsi in epoca paleocristiana.

L'Era Cristiana

"La cultura cristiana, com'era naturale, rinnovò il tessuto urbano, afferma Antonaci, "per le esigenze nuove e per le rinnovate organizzazioni comunitarie, che gettavano le basi per una visione diversa della città, anche sotto l'aspetto delle strutture economiche e giuridiche. La città si trasformò in tutto il suo essere e nacquero nuovi spazi. Ad Otranto vi sono esempi di catacombe in zona San Giovanni. Frattanto, vi fu un notevole consolidamento del Cristianesimo e il legame tra Roma e Bisanzio si intensificò.

Il periodo Bizantino

Dopo il declino della potenza romana, nella cittadina hydruntina giunsero i bizantini. Sul finire del VI secolo, Otranto si trovava già sotto il dominio di Bisanzio. Fu proprio in tale periodo che il centro fu dotato di nuove e più salde fortificazioni, erette per proteggersi da eventuali attacchi barbarici. Nell'epoca della seconda dominazione bizantina, Otranto raggiunse il massimo splendore. Il suo prestigio crebbe vertiginosamente. In questa fase ci fu l'affermazione del rito greco. Si ricordi, a dimostrazione di ciò, la piccola chiesa di San Pietro, edificata nel X secolo nel centro storico del paese.

Alla fine dell'XI secolo risale l'abbazia di San Nicola di Casole, ubicata a pochi chilometri dall'abitato, che presto divenne il cuore del monachesimo italo-greco in Puglia. Fu considerata "una delle realtà culturali più importanti del medioevo cristiano, divenuto tra il 1347 e il 1438 il più ricco monastero dell'Italia meridionale", scrive Mario Cazzato. Il cenobio era dotato di una ricchissima biblioteca e i suoi monaci amanuensi erano conosciuti in tutta Europa. I bizantini, tra le altre cose, apportarono notevoli migliorie al paese e lo arricchirono con la loro arte. Ma le cose stavano per cambiare.

Il periodo Normanno

I normanni, già alla metà del XI secolo, erano riusciti ad impossessarsi di una buona fetta della Puglia, ma Otranto, come anche Brindisi e Taranto, rimaneva nelle mani dei bizantini. Questo fino al 1064 quando, la città hydruntina fu costretta a rassegnarsi al nuovo dominio normanno. I nuovi "padroni" non stravolsero, però, la realtà preesistente, al contrario, cercarono di apportare delle modifiche in positivo, ridefinendo le strutture di difesa, come il castello e le mura.

Nel 1088, dopo lunghi anni di lavori, fu consacrata la Cattedrale, nella cui piazza si svolgeva la vita del paese. I Normanni portarono nella cittadina una nuova dimensione proiettata verso la nascente società dei Comuni e fecero qualcosa che i Bizantini, prima di loro, non avevano fatto: "diedero estrema importanza al vescovo della città", afferma Antonaci, "e la cattedrale divenne l'ago magnetico di ogni espressione di vita, assorbendo tutto". In quegli anni, lo scalo otrantino, ospitò spesse volte i cavalieri cristiani che combattevano nelle Crociate.

L'epoca degli Angioini

Nel 1266 Carlo I d'Angiò conquistò il Regno Meridionale e si dimostrò, da subito, un sovrano lungimirante e giusto. Nonostante ciò, egli non godette di larghi consensi. In seguito ad alcune scelte politiche, ben presto nel Salento si crearono dei disordini. Anche gli otrantini si rivoltarono contro il re angioino. Per questo atteggiamento ostile, però, Otranto, così come le altre città che si erano ribellate ai governanti, fu severamente punita. Nel corso del Trecento, superati i dissapori tra la cittadina e la corona angioina, Otranto risultava essere uno dei pochi centri del Regno che deteneva la piena fiducia dei regnanti, trovandosi in un ottimo stato di avanzamento economico e civile. Il governo degli ultimi Angioini, però, si faceva sempre più precario.

Il periodo Aragonese

Alfonso d'Aragona conquistò i territori dell'Italia meridionale appartenenti agli Angioini. In piena età aragonese, nel 1447, Otranto contava 1200 abitanti e 253 fuochi. Era uno dei centri più popolosi del Salento.

L'invasione Turca

"L'occupazione turca del 1480 trovò una città in piena evoluzione demografica e quindi economica, un centro culturale ancora floridissimo grazie anche all'ininterrotto apporto del monastero di Casole", scrive Mario Cazzato. In questo periodo le incursioni via mare erano molto frequenti e gli otrantini avevano molta paura. Infatti, spesso erano costretti a rifugiarsi nelle grotte dell'entroterra per scampare al pericolo.

L'attacco saraceno fu un duro colpo per Otranto e per i suoi abitanti. Il 28 luglio del 1480, 18.000 ottomani, con una flotta di 150 navi, si mossero verso la cittadina salentina con l'intenzione di saccheggiarla e conquistarla. Dopo un'estenuante resistenza da parte degli otrantini che non volevano arrendersi, i Turchi s'impossessarono del borgo, commettendo ogni sorta di crudeltà. 800 uomini coraggiosi, ora Santi, dopo aver rifiutato di convertirsi all'Islam, furono decapitati sul colle della Minerva

I saraceni rimasero nella città per un anno, fino a quando gli aragonesi non entrarono nella cittadina e la liberarono. Ma Otranto ormai conservava ben poco del suo vecchio fascino. L'abbazia di Casole era stata distrutta, così come il commercio e la Cattedrale. Urgeva una ricostruzione e gli Aragonesi ne furono da subito consapevoli. Si misero immediatamente al lavoro, rimettendo in piedi la Cattedrale e le mura. Vennero riedificati i conventi dei domenicani, di San Francesco e degli osservanti e, alla fine del XIV secolo, quello dei cappuccini.

Il Cinquecento

La città si rianimò, presa dalla voglia di riscattarsi. Nel 1539, come attestano gli annali, contava 3200 anime e 638 fuochi.In questi anni, Otranto fu contesa dai Veneziani e nuovamente dagli Angioini.
Gli Ottomani tentarono nuovi assalti alla città, nel 1535 e nel 1537, ma fortunatamente Otranto riuscì sempre a resistere. Questo fu anche il secolo del Barocco, che iniziò a far parlare di sé nel primo ventennio del Cinquecento.

Il Seicento

A partire dalla seconda metà di questo secolo, Otranto subì un'involuzione. Il commercio fu soggetto ad un arresto e le manifestazioni culturali furono pressoché nulle. Anche nel settore edile non ci furono grandi novità. Fu come se la cittadina si fosse fermata, stremata, dapprima dall'incursione turca, e poi dalla foga della ricostruzione. Per di più, c'era ancora la minaccia turca. Difatti, molti degli abitanti di Otranto, ormai esausti e spaventati dalle continue incursioni via mare, decisero di lasciare il proprio paese natio per trasferirsi in luoghi più sicuri. Fu così che la città perse quel posto primario che occupava nel Salento.

Otranto subì altri attacchi dei saraceni, nel 1614 e nel 1644, ma riuscì ad uscirne indenne. Molti terreni della zona circostante furono abbandonati e ciò causò la formazione di paludi, dove il rischio di contrarre la malaria si fece sempre più alto.

Il Settecento

Fu il secolo di una moderata ripresa per il paese. L'edilizia crebbe, seppur lievemente. Tutto ciò si deve alla presenza di alcune famiglie che da altri centri di Terra d'Otranto si trasferirono ad Otranto, investendo i loro risparmi in beni immobili. Fu, tuttavia, un'espansione abbastanza limitata.

L'Ottocento

Nel 1800, la campagna otrantina che circondava i Laghi Alimini era squallida e deserta. Esistevano solo poche masserie, alcune delle quali erano abbandonate tre quarti dell'anno, a causa dei miasmi che esalavano dalle paludi. In quest'area, il rischio di contrarre la malaria era molto alto nel periodo estivo, quando avveniva il prosciugamento delle zone paludose.

Il primo progetto di risanamento fu stilato il 28 dicembre del 1868 dall'ingegnere Sergio Panzini del V Circolo del Genio Civile di Bari, il quale, dopo aver rilevato tutta la superficie del lago e dopo averne misurato la profondità, riconobbe le zone di impaludamento e suggerì il modo di sanarle. Il risanamento di questi campi insalubri diventava un fatto di grande importanza, perché da esso dipendeva il benessere di tutta la provincia. Vennero effettuate importanti opere di bonifica, per circa 2.300 ettari, e le paludi lasciarono spazio a terreni coltivabili. Venne ripresa l'agricoltura.

Nel periodo napoleonico la cittadina divenne Ducato del Regno di Napoli e si verificò una netta ripresa grazie al Ministro Fouché. Le fortificazioni otrantine furono soggette ad una totale trasformazione a partire dal 1866 e molti beni urbanistici della città finirono nelle mani del demanio. Tra le altre cose, il 12 aprile del 1897, il Comune ottenne dal demanio la cessione una parte delle mura antiche e del fossato. Ciò, per creare una strada che permettesse l'accesso al centro storico. Il fossato fu ricoperto da terra e brecciolina e un tratto delle mura fu abbattuto. Si verificò, pertanto, per dirla all'Antonaci, "un crimine urbanistico", al quale, in seguito, vi si pose rimedio.

Il Novecento

Nel 1936, l'endemia malarica ad Otranto e nelle zone limitrofe scomparve del tutto. Si poserò, così, le basi della colonizzazione per appoderamento, con la conseguente stabilizzazione in luogo della popolazione contadina. La trasformazione del paesaggio fu netta. Inoltre, la costruzione di impianti irrigui, tra il 1954 e il 1963, permise la diffusione di indirizzi produttivi più redditizi per i piccoli agricoltori. Le vie esistenti vennero sistemate e se ne crearono delle nuove, vincendo l'emarginazione spaziale e dotando quest'area di una spiccata disposizione al turismo.

Intorno agli anni Sessanta, la situazione per il popolo che viveva di agricoltura si fece sempre pìù difficile. I disagi, soprattutto per i contadini, crebbero. Bastava una cattiva annata del raccolto a far sì che gli agricoltori non avessero di che sfamare le proprie famiglie. Fu così che molti decisero di lasciare la propria terra d'origine per trasferirsi altrove, in cerca di un posto di lavoro e di una condizione migliore. Molte famiglie otrantine emigrarono in Svizzera o in Germania. Vi rimasero molti anni, facendo ritorno ad Otranto solo in rare occasioni perché il viaggio costava molto e i soldi erano sempre pochi.

Alcuni tornarono ad Otranto dopo molti anni, volendosi godere la pensione in piena tranquillità in un luogo familiare; altri, invece, rimasero nel paese che gli aveva ospitati perché ormai completamente integrati nel tessuto sociale. Tra il 1964 e il 1974 Otranto ha subito una variazione di tendenza. Gli operatori turistici, appoggiati ed affiancati dall'amministrazione comunale, si sono prodigati affinché la cittadina arrivasse a una svolta importante. La sua storia, il suo mare e il calore della sua gente ha iniziato ad attirare numerosi turisti da ogni parte del mondo. Dapprima incapaci di sostenere un tale inaspettato esodo, in un secondo momento gli otrantini si sono attrezzati per poter accogliere i visitatori nel miglior modo possibile. Ecco che sono sorte molte strutture ricettive quali alberghi, spiagge attrezzate, ristoranti, agriturismi, attività commerciali di vario genere e quant'altro potesse soddisfare la sempre più ingente richiesta.

In questi anni fondamentale è stata la scelta di intervenire nella zona dei Laghi Alimini, dove grazie anche all'Efim-Insud (Ente finanziamento industrie manifatturiere-Nuove iniziative per il Sud), si sono creati dei villaggi turistici (Valtur, Serra degli Alimini, Club Mediterranee, Conca Specchiulla) capaci di ospitare numerosi villeggianti. L'elemento caratterizzante del progetto turistico di Otranto, scrive Antonio Antonaci, è dato dall'intelligente visione cosmopolita di questa città eccezionale, quale è presentata dai suoi cittadini, benemeriti nel campo di attività promozionali in diversi settori dell'imprenditorialità, della crescita delle imprese e dei servizi, oltre che nell'incisività della qualità e dell'offerta turistica.

Si può asserire che la società otrantina ottocentesca, basata sull'agricoltura e sulla pesca, ha lasciato spazio ad un nuovo tipo di società, fondato su altre forme di attività terziaria, cioè sul turismo e sul commercio. Ciò, ha prodotto nuove fonti e nuovi posti di lavoro ed ha ridotto al minimo il fenomeno dell'emigrazione. Questo secolo, inoltre, ha assistito alla scomparsa delle vecchie famiglie gentilizie, che tanto diedero alla città, e alla nascita di una nuova borghesia, "fondata sulla nobiltà del lavoro" (Antonaci).

Il Novecento, tuttavia, ricorda agli otrantini altri accadimenti non di certo felici. Tra il febbraio e il marzo del 1991, infatti, imbarcazioni cariche di profughi albanesi hanno fatto capolino all'orizzonte. Questi "disperati" scappavano da una triste realtà, con la speranza di trovare, nel territorio italiano, la tanto agognata "America". Gli otrantini, in quell'occasione, non si sono risparmiati ed hanno accolto gli esuli con affetto e con l'ospitalità che li contraddistingue. Dopo questi eventi, Otranto ha subito un calo nel settore del turismo, ma ha saputo presto riprendersi ed andare avanti con la tenacia di sempre.Il mosaico pavimentale della Cattedrale è stato sottoposto ad un lungo restauro che lo ha riportato all'antico splendore.

Otranto oggi

Il nuovo millennio ha dato un ulteriore slancio alla città di Otranto. Molto è stato fatto dall'amministrazione comunale e dagli otrantini che si sono premurati di rendere la città più bella e più vivibile.

 

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