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La costa salentina, e pugliese più in generale, è disseminata di torri risalenti per la maggior parte alla seconda metà del XVI secolo. Molte di esse, edificate per difendersi dalle incursioni dei pirati che giungevano dall'Albania, dalla Dalmazia e dalla Grecia, si ergono ancora oggi sul mare, fiere e impassibili, come vedette con lo sguardo fisso verso l'orizzonte ignoto.
Le torri costiere potevano essere di due tipi e acquisivano funzioni diverse. Le torri di difesa, a pianta rettangolare, erano dotate di catapulte, armi da fuoco e colubrine; le torri di avvistamento presentavano una pianta cilindrica.
Sul finire del 1500, dopo un decreto del Regno di Napoli, in tutto il territorio pugliese se ne contavano quattrocento. Il viceré Pedro di Toledo creò questo progetto di costruzione di difesa delle coste salentine, ma l'attuazione toccò a Parafan De Ribera intorno al 1559.
Ed ecco che da Ugento a Nardò, da Otranto a Santa Maria di Leuca e da San Cataldo ai Laghi Alimini vennero erette le torri, vigili guardiane del mare. La necessità di portare avanti questo progetto fu dettata soprattutto da due accadimenti che scossero tutta Terra d'Otranto: la conquista di Otranto da parte degli Ottomani nel 1480 e la presa di Castro nel 1537. La situazione si faceva sempre più difficile e i salentini vivevano quotidianamente col terrore di nuove invasioni nemiche.
"Le torri venivano edificate poco distanti tra loro e posizionate in modo da mantenere il collegamento visivo con le fortificazioni dell'entroterra", scrive Loredana Gianiorio.
I torrieri, addetti alla vigilanza delle zone costiere, passavano da una torre all'altra e se scorgevano all'orizzonte imbarcazioni nemiche, avevano il compito di allertare, attraverso segnali luminosi o acustici, la popolazione, cosicché potesse avere il tempo per correre ai ripari.
Per accedere alle torri veniva creata una piccola porta che, solitamente, era collocata più in alto rispetto alla base della costruzione. All'interno, spesse volte, vi erano grandi stanze per permettere l'accesso a molte persone e una cisterna per la raccolta delle acque piovane.
Alcune torri costiere sono state recentemente restaurate e si conservano oggi come nel passato, ma altre versano in uno stato di totale abbandono. Lungo la costa salentina si possono ammirare una cinquantina di torri sul mare. "Sono distribuite come sentinelle in un'ideale catena lungo il litorale jonico e adriatico per avvistare le imbarcazioni saracene", continua Loredana Gianiorio.
La torre più arcaica si trova a Leverano, costruita nel 1200. Del XIV secolo è la torre cilindrica di Belloluogo a Lecce e del XV secolo quella del Parco sempre a Lecce. Da ricordare certamente torre Specchiola, a base quadrata, e torre Chianca, di forma circolare edificata nel 1569. E ancora torre Roca Vecchia, torre Santo Stefano, torre del Serpente, torre Sant'Emiliano e le torri di Alessano, Diso, Andrano e Tricase.
Sulla costa jonica spiccano torre Vado, torre Mozza, torre Sabea, torre Suda e torre San Giovanni.
Le antiche torri costiere che testimoniano un passato non sempre roseo, donano al Salento una faccia fatta di guerre, ostilità, fatta di lotte continue e di tentativi di difesa, fatta della continua speranza di non vedersi portar via l'identità.
Le torri costiere di Terra d'Otranto hanno vigilato incessantemente per tutti questi secoli, affrontando pericoli e mareggiate, venti di tramontana e tempeste, ascoltando la natura circostante nelle sue innumerevoli voci, crogiolandosi al sole e inchinandosi al nuovo giorno. E hanno resistito al dolore, alle calamità, alle grida di un popolo desideroso di vivere in pace. Ma la pace è forse un'utopia troppo grande e gli antichi baluardi salentini a picco sul mare ne sono testimoni.

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