Francesco Majorano

Nato ad Otranto il 16 luglio 1869, compì i primi studi presso la Sede Arcivescovile del suo paese, distinguendosi come alunno modello. I suoi professori, tra i quali il latinista e poeta mons. Salvatore Ciampi, lo lodavano continuamente e lo invogliavano a fare sempre di più, viste le sue innate potenzialità.

Periodo: 1869 - 1955

Nato ad Otranto il 16 luglio 1869, compì i primi studi presso la Sede Arcivescovile del suo paese, distinguendosi come alunno modello. I suoi professori, tra i quali il latinista e poeta mons. Salvatore Ciampi, lo lodavano continuamente e lo invogliavano a fare sempre di più, viste le sue innate potenzialità.
Finiti gli studi, Francesco fu nominato prefetto nel Collegio Argento di Lecce e, qualche tempo più tardi, divenne professore di lettere nel Seminario otrantino.

Nel 1892 fu consacrato sacerdote e il vescovo gli assegnò alcune parrocchie della zona. In questi anni il Majorano soggiornò spesso a Vitigliano per via delle sue precarie condizioni di salute. L'aria di tale località vicina al mare, infatti, gli giovava e gli permetteva di rimettersi in fretta. Erano gli anni della I Guerra Mondiale. Egli amava profondamente il suo paese natio e amava non di meno l'Italia intera. Molti documenti, ancora oggi conservati nell'Archivio Diocesano, attestano i molteplici interventi da lui voluti per migliorare le condizioni della cittadina idruntina.

Francesco s'impegnò nella sistemazione del porto che, in quegli anni, versava in condizioni disastrose e precarie, si mosse per la restaurazione dei beni culturali esistenti, e così via. Per realizzare tutto ciò, si rivolse, tramite lettere, richiami e suppliche, a Benito Mussolini e al re Vittorio Emanuele III. Alcune di queste richieste sono custodite nel Seminario di Otranto insieme ad altri suoi manoscritti: liriche, omelie domenicali e festive, appunti, riflessioni sui Vangeli, ecc. Tutte cose "che gli venivano dal cuore alla mente per migliorare sempre più la sua persona sensibile fino allo scrupolo" (Antonio Corchia).

Questo personaggio, profondo conoscitore del latino e della matematica, sapeva cogliere il significato intrinseco di ogni cosa, riusciva a capire le persone semplicemente conversando un po' con loro. Si sentiva molto vicino a coloro che si rivolgevano a lui per un parere ed era solito elargire consigli a chiunque glieli chiedesse. Considerato un "sommo maestro", indirizzava spesso la sua attenzione verso la natura e le sue incredibili bellezze: il mare, il cielo e la campagna, non avevano segreti per lui.

Nella sua vita ricca di impegni e di soddisfazioni produsse numerosi lavori, alcuni dei quali rimasero solo degli appunti scritti qua e là su qualche foglio di carta.
La rivista "La Squilla del Montevergine" pubblicò diverse sue poesie dal 1913 in poi. Tra queste "Vespro", del 1914, "Ricordando", apparsa nel 1915, "Fior di Paradiso", edita nel 1918, e "Mater dolorosa", una delle tante liriche dedicate alla Vergine Maria. Tra i componimenti manoscritti sono da menzionare "Gesù Eucaristia", "I Dolori di Maria" e "Idea Laica e Cristiana".

Francesco Majorano morì il 23 gennaio 1955, ma lasciò sulla sua strada delle tracce indelebili attestanti la sua esistenza ricca di soddisfazioni e di interessi. "Oltre i famigliari che l'ebbero vicino, i cittadini lo ritennero un santo per correttezza di vita e per dimostrata carità verso il prossimo", scrisse Antonio Corchia in uno dei suoi libri.

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