Commemorazione civile dei SS.Martiri di Otranto

Il discorso del Sindaco Pierpaolo Cariddi.

La Commemorazione civile

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Otranto, in questi giorni, onora i suoi Santi Martiri, patroni della città.
Il 13 agosto, come tradizione vuole, è il giorno dedicato alla Commemorazione Civile dell'eccidio di Otranto.
Le autorità civili e militari si sono date appuntamento presso Piazzale degli Eroi alle 20.

Il Sindaco Pierpaolo Cariddi ha salutato i presenti e ha letto il suo intervento:

"Eccellenza Reverendissima, Autorità religiose, civili e militari, Concittadini carissimi e gentili Ospiti, rivolgo a tutti voi un caro saluto.
Viviamo, ormai da tempo, eventi eccezionali che, purtroppo, ci hanno trovati impreparati e molto impauriti nell’affrontarli.
Sgomenti e impotenti di fronte al dolore per le tante vittime di questa pandemia, tra i quali ricordiamo con affetto i nostri concittadini, esprimendo vicinanza ai loro cari, siamo portati a percepire tutto ciò come una vicenda immane, mai vissuta in precedenza.
Ma se poi guardiamo il tutto con gli occhi della storia, ci rendiamo conto di come l’umanità si sia trovata spesso di fronte ad avvenimenti tragici che hanno messo in dubbio la capacità di reazione dell’uomo.
Purtroppo non sono mancate guerre, calamità naturali, crisi economiche, altre pandemie, che hanno travolto ogni angolo del mondo.
Sono situazioni queste che ci chiamano, tutti insieme, ad uno sforzo maggiore e diverso per esprimere una capacità di resilienza collettiva che consenta di affrontare i nuovi percorsi di vita che si pongono davanti.
Per provare a superare tali enormi difficoltà è certamente necessario saper guardare oltre, avere visione del nuovo futuro da costruire, ma è indispensabile farlo riuscendo a volgere lo sguardo anche al passato.
Con tale consapevolezza, il nostro riunirci qui, nel ricordo dei nostri Santi Martiri e dei nostri Eroi, caduti in quell’agosto del 1480, quest’anno assume un significato ulteriore: il valore di saper essere Comunità di fronte all’impegno della ricostruzione da affrontare, per fornire nuova speranza soprattutto alle giovani generazioni, che stanno pagando un prezzo altissimo in questi lunghi mesi.
Guardando al passato, guardando al nostro passato, assimilando il sentire e i valori dei nostri Santi Martiri, possiamo ritrovare una nuova virtuosa laboriosità.
Proprio come accadde in quel lontano 1481, quando fu necessario ricostruire tutto: la comunità, la città, il suo governo.
Quando i nostri Eroi, piuttosto che arrendersi, come sarebbe stato possibile per aver salva la vita, decisero di combattere e morire sulle Mura; quando i nostri Santi, piuttosto che rinnegare Dio, decisero di morire sul Colle della Minerva; quando Eroi e Martiri scelsero di morire
per non tradire Terra e Fede, nessuno guardava più a se stesso, nessuno pensava più a sopravvivere consegnandosi al nuovo dominatore, tutti avevano capito che solo con la loro morte avrebbero potuto lanciare un messaggio di vita alle future generazioni.
Avevano capito che, arrendendosi al nemico, avrebbero cancellato di colpo una storia millenaria di una comunità che sempre aveva accolto popoli diversi, nei valori della cristianità, intrecciando tra loro le tante culture sorte su sponde diverse del mediterraneo.
Consegnandosi all’impero ottomano non ci sarebbe stata più una Otranto aperta a tutti e la storia dei secoli successivi lo ha dimostrato.
I nostri Avi già nel 1481 riuscirono a ripartire per ricostruire la nostra comunità; i popoli dell’altra sponda subirono l’impero ottomano per tanti secoli ancora.
Eppure, nelle altre comunità non sono mancati gesti eroici contro l’invasore, ma ciò che rende straordinaria la nostra vicenda è il fatto che qui non si è trattato del gesto eroico di qualcuno, ma di una scelta compiuta da parte di una intera Comunità, fatta di uomini accomunati da stessi valori e da un’unica identità.
Identità, costruita nel tempo, che ha plasmato questa terra, trasformandola da confine da difendere in avamposto di relazioni e scambi tra i Popoli.
I nostri Santi Martiri hanno voluto difendere proprio quell’identità: un Martirio che non è stato rinuncia alla vita, ma anzi, un abbraccio ancora più intenso con essa.
E’ stato un rifiuto netto della violenza, del male, dell’ipocrisia dei regnanti, per consegnare invece agli uomini la potenza dei valori della solidarietà, dell’amicizia, della libertà.
Valori indiscutibili che, in particolar modo nei momenti difficili, occorre coltivare maggiormente, come noi tutti abbiamo potuto sperimentare durante questo lungo periodo di pandemia che ci ha costretti al distanziamento sociale, a modificare tante abitudini del vivere quotidiano nelle nostre comunità.
I piccoli centri come il nostro, in cui le relazioni personali sono solitamente diffuse e frequenti, hanno dovuto vivere la dura prova di un surreale isolamento nei propri nuclei familiari, della privazione di libertà, in molti casi anche il venir meno del proprio lavoro, e quindi della capacità di sostentamento.
Ma la nostra piccola comunità, anche di fronte a queste inimmaginabili difficoltà, ha saputo trovare la forza di reagire, ha dimostrato capacità di adattamento, facendo soprattutto leva su quella rete che le istituzioni civiche, la nostra Chiesa, le associazioni e i cittadini hanno creato a protezione delle situazioni di maggiore disagio.
Oggi ringrazio pubblicamente tutti quanti si sono adoperati nelle azioni di solidarietà in questi lunghi mesi.
E’ solo così che una piccola comunità come la nostra può provare a resistere, certamente trovando impulso in sé stessa e utilizzando le proprie risorse, ma anche attingendo a quel patrimonio genetico costituito dagli insegnamenti degli Avi.
E l’insegnamento ereditato dai nostri Santi rappresenta certamente un faro, la cui luce deve continuare ad illuminare il nostro percorso ancora oggi.
Una luce alimentata dall’energia degli ideali che ci hanno trasferito e che noi dovremmo cercare sempre di custodire per poterli tramandare alle future generazioni.
È anche questo il senso del nostro ritrovarci qui, insieme, così numerosi anche quest’anno, nonostante tutto, nel ricordo e nell’orgoglio di essere discendenti di quegli eroici Otrantini.
In questi anni da Sindaco ho avuto modo di constatare meglio, rimanendone piacevolmente colpito, quanto sia forte in molti giovani il desiderio e l’esigenza di una concreta riconnessione con il nostro passato, di una più approfondita ricerca delle radici, di attingere alle tradizioni dei nostri luoghi.
Tutto ciò lo avvertono ancor più quando si allontanano per ragioni di studio o di lavoro. Molti tornano consapevoli dell’importanza che avrà nella loro vita quel patrimonio culturale che Otranto gli ha trasferito.
Un bagaglio che, al pari delle nuove conoscenze acquisite con lo studio e con il lavoro, può diventare per loro vera fonte di opportunità.
L’impegno costante dell’Amministrazione Comunale è quello di creare qui le occasioni professionali per i nostri giovani, magari anche dopo aver esplorato le diverse altre realtà e acquisito ulteriori competenze.
Tanti di loro hanno vissuto per alcuni periodi lontano, hanno studiato o lavorato, e, ritornando, hanno portato contributi di idee utili a innovare e valorizzare molti settori economici del territorio: penso ai beni culturali, alla ricettività turistica, all’agricoltura, al settore dei servizi.
In questo momento di crisi diffusa la nostra capacità dovrà essere quella di saper cogliere al meglio le opportunità che potrebbero arrivare, per far sì che nuove e più stabili occupazioni di lavoro possano svilupparsi qui da noi.
A tal fine auspichiamo che le risorse finanziarie, che metterà a disposizione il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, vengano indirizzate verso quei territori che sapranno dimostrare vivacità imprenditoriale, puntando soprattutto sulla ricerca e sull’innovazione.
Otranto si è sempre saputa caratterizzare come città all’avanguardia, grazie al suo essere rimasta aperta al dialogo con l’altro, all’aver mantenuto curiosità verso tutto. Questo la rende ancora terreno fertile perché possano crescere e radicarsi nuovi laboratori di idee e nuove collaborazioni esterne, mantenendo sempre una spiccata vocazione all’accoglienza, che oggi ci consente anche di ricevere tantissimi ospiti, proponendo emozioni autentiche che questa terra sa ancora esprimere.
Bisogna continuare su questa strada, con politiche finalizzate soprattutto ad accorciare le distanze tra le varie aree del mondo, potenziando reti di comunicazione fisica e multimediale.
Solo così conterà sempre meno il luogo della produzione a favore dei luoghi del pensiero: e il pensiero è stimolato da posti di straordinaria bellezza come quelli che la nostra terra può offrire.
La situazione pandemica ci ha aperto gli occhi sulle possibilità offerte dal lavoro svolto a distanza, dallo smart-working, permettendo a moltissimi di scegliere più liberamente il luogo in cui vivere.
I nostri giovani, con il loro entusiasmo e la loro preparazione, hanno saputo reagire immediatamente dimostrando le loro grandi capacità, sono rientrati e, senza perdere le opportunità lavorative, hanno potuto contribuire alla crescita della nostra comunità.
In questo percorso, la Scuola, da intendere nel senso più ampio possibile, rappresenta il cuore della vera rinascita e il risultato che sapremo raggiungere dipenderà proprio dalla nostra capacità di ammodernare le nostre Scuole, di migliorare sia la formazione che la specializzazione, ma anche di introdurre percorsi emozionali, raccontando gli ideali, le storie della vita quotidiana, i valori, i sentimenti, la religiosità, lo spirito che animava gli uomini e le donne dei vari periodi storici, per ispirare, coinvolgere ed appassionare gli alunni.
La capacità, da abitanti di questo territorio, affacciato sul Mediterraneo, deve essere quella di integrarci sì nel mondo globalizzato, senza subirne però l’appiattimento.
La nostra tradizione, la nostra storia, la nostra cultura devono essere da noi preservate, valorizzate, senza banalmente musealizzarle.
Vivendole, invece, con la consapevolezza che esse sono mutevoli, che conservano la loro natura ma si adattano ai tempi.
Impegnandoci ad alimentarle di nuova linfa affinché rimangano per noi sempre guide affidabili.
Abbiamo avuto la fortuna di trovare sul nostro cammino una strada già tracciata con chiarezza dai nostri Santi.
Abbiamo l’esempio di un passato che può renderci umani e forti.
Con la responsabilità nel riconoscerli come guida costante del nostro operato, seguiamoli per fare sempre più di questa terra un luogo di bellezza e civiltà".

A seguire, il discorso commemorativo del Prof. Marco Maniglio.

 

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