Laboratorio di quartiere Unesco di Renzo Piano a Otranto. 1979-1992 Piano-Dioguardi: diario di una rinascita

Dal 9 luglio al 9 settembre 2020 nella Sala Triangolare del Castello Aragonese.

Renzo Piano

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Un progetto espositivo, a cura di Elio Paiano, sostenuto da Polo biblio-museale di Lecce con Comune di Otranto, Fondazione Renzo Piano, Fondazione Dioguardi, Ordine degli architetti PCC della Provincia di Lecce.

La mostra, allestita nella Sala Triangolare del Castello Aragonese di Otranto dal 9 luglio al 9 settembre 2020, ripercorre l’esperienza del Laboratorio di Quartiere che Renzo Piano portò nel 1979 a Otranto con il patrocinio dell’Unesco e il coordinamento della Dioguardi. Un’esperienza unica che, seppur breve, segnò l’inizio della rinascita per il centro storico della città: un vero e proprio laboratorio, dedicato alla riscoperta e alla rigenerazione del quartiere e alla riattivazione di una memoria collettiva che sembrava obliata per sempre.
“Sono trascorsi 50 anni da quel lontano 1979, quando un Renzo Piano giovane organizzò a Otranto il Laboratorio di Quartiere, sostenuto dall'UNESCO, finalizzato alla ristrutturazione dei centri storici, da perseguire attraverso un cantiere permanente, con artigiani locali, mantenendo i residenti nelle loro case, protagonisti attivi di tale percorso”, afferma il Sindaco Pierpaolo Cariddi.
Quella idea di “rinnovare e riparare pazientemente il tessuto di una città” ha fatto germogliare un processo virtuoso che ha consentito, in questi anni, di recuperare totalmente la nostra città antica adattandola anche alle funzioni ed esigenze contemporanee.
Oggi il nostro centro storico, con le sue case e tutti i suoi monumenti recuperati e valorizzati come contenitori culturali, in ultimo l’apertura dei Fossati delle fortificazioni aragonesi, è diventato anche importante attrattore e quindi generatore di entrate per una città che punta sempre di più sulla sua vocazione turistica”.

“Un gigante dell’architettura internazionale, Renzo Piano, ha svolto un ruolo importante per la storia recente di Otranto. Il suo “Laboratorio” ha avviato una vera e propria rigenerazione urbana, garantendo un futuro al centro storico della città. In tanti non lo sanno e questa mostra colma una lacuna importante grazie a documenti e materiali preziosi che tornano a essere patrimonio comune. La ricerca e la divulgazione, insieme, per favorire un processo di conoscenza sempre più integrato rispetto alle straordinarie storie che hanno abitato e abitano la Puglia, quindi”, commenta Loredana Capone, assessore all’industria turistica e culturale della Regione Puglia.

“Prima del Laboratorio di Quartiere gli idruntini non avevano un nome per la parte storica della città. Solo dopo iniziarono a chiamarlo centro storico e compresero l’importanza di salvaguardarlo per intero”, racconta oggi Totò Miggiano, sindaco di Otranto all’epoca del Laboratorio.

Quello di Otranto fu il primo Laboratorio di Quartiere in assoluto e destò un significativo interesse nella stampa nazionale e internazionale. Schizzi, disegni, filmati (Rai Unesco e non solo) e le intense fotografie di Gianni Berengo Gardin, che all’epoca documentò l’intero progetto, compongono la mostra che offre anche un’ampia documentazione dell’evento.
Fu dopo il Laboratorio di Quartiere del 1979 che iniziò la ricognizione di tutti i “bassi” del centro storico, la consapevolezza della cittadinanza portò alla chiusura al traffico veicolare, all’apertura del primo ristorante, alla riapertura (dopo secoli) dell’antica Porta a mare, all’inizio del grande restauro dell’intero circuito Castello-Fossati-Mura, oggi beni comuni restituiti a Otranto, ai suoi cittadini e ai turisti che ogni anno la visitano.
Una sezione è dedicata allo speciale legame tra Otranto ed il Laboratorio di Quartiere, esperienza portata avanti da Gianfranco Dioguardi e riproposta con il II Laboratorio di Quartiere di Otranto “Dignitas Urbis” nel 1992. Fotografie d’epoca, disegni, studi preparatori e documenti amministrativi e tecnici costituiscono un percorso espositivo assolutamente intenso.

Nato a Genova nel 1937, Renzo Piano è considerato uno dei più autorevoli e influenti architetti del mondo, vincitore di molti premi internazionali – tra cui il Pritzker – ha progettato alcuni tra i più significativi edifici pubblici della contemporaneità. Basti pensare a uno dei suoi progetti più iconici: il Centre Pompidou di Parigi nei primi anni Settanta, la Fondazione Beyler di Basilea, il The New York Times Building di New York e il Palava Cultural Center di Mumbai.

Il progetto espositivo ospitato dal Comune di Otranto è promosso dal Polo biblio-museale di Lecce, che si sta molto concentrando in un percorso di studio e divulgazione della storia dell’architettura del Novecento, come ha rivelato anche la mostra 9x100 = '900 in Basilicata e Puglia in corso nel Museo Castromediano di Lecce.

La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 24.00 (Tel. 0836 210094).

L’inaugurazione della mostra avrà luogo il 9 luglio alle ore 20.00 e, a seguire, nell’atrio del Castello, si terrà il concerto Spirito d’armonia Mikroskene di Admir Shkurtaj.

ORCHESTRA SINFONICA DI LECCE E DEL SALENTO OLES
Il concerto prende il titolo dalla raccolta poetica Spirito d’armonia del poeta salentino Girolamo Comi, pubblicata nel 1954. Admir Shkurtaj è l’autore di “Mikroskene”, opera per fisarmonica, orchestra, voci recitanti e canore, ispirata ai versi di Comi. La musica fa da scenografia, micro pannelli che si sostituiscono “materialmente” ai moduli d’una possibile architettura in scena. Su questi riflette la poetica di Girolamo Comi, ritornando carica anche del colore sonoro. Ogni pannello è uno spazio emotivo che “ospita” la parola avvolgendola nel suo calore.
In scena l’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento OLES diretta dal maestro Eliseo Castrignanò, con le voci recitanti e canore di Hersjana Matmuja e Stefano Luigi Mangia e la fisarmonica di Admir Shkurtaj. L’orchestra eseguirà inoltre l’Adagio per archi di Samuel Barber e la Serenata op. 20 di Edward Elgar.

Nato a Tirana, Shkurtaj inizia a studiare Fisarmonica, Composizione e Musica Elettronica, terminando a Lecce, dove arriva nel 1991. Qui incontra il jazz e la musica salentina, di cui diviene raffinato interprete assieme ai Ghetonìa, e porta la musica balcanica con Opa Cupa, gli stessi Ghetonìa e i suoi Talea. Nel frattempo intensifica l’attività di composizione di musica contemporanea e improvvisata, scrivendo per l’Orchestra della Fondazione ICO di Lecce e incidendo Gestures and zoom (Slam, 2012), con il suo trio, e due album in piano solo (Mésimer, 2012 e Feksìn, 2014) prodotti dall’etichetta salentina AnimaMundi, in cui rilegge la tradizione salentina e albanese tra avant jazz e contemporanea. Nel 2014 presenta la sua opera da camera Katër i radës. Il naufragio alla Biennale di Venezia, su commissione della stessa, riscuotendo un grande successo.

Eliseo Castrignanò, dopo anni di esperienza come pianista collaboratore e maestro del coro in diversi teatri del mondo, ha studiato direzione d'orchestra con maestri di fama internazionale a Milano, Firenze e Copenhagen. Ora si dedica costantemente alla direzione, occupandosi indistintamente sia del repertorio operistico che sinfonico, collaborando con orchestre e solisti di fama internazionale. In qualità di direttore ospite ha diretto l'Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, l'Orchestra della Provincia di Bari, l'Orchestra Rudiae, l’Orchestra Nuova Cameristica di Milano, l’Orchestra Vincenzo Galilei di Fiesole, l'Orchestra della Magna Grecia di Taranto, la Florence Symphonietta di Firenze, la Danish Radio Symphony Orchestra di Copenhagen, l'Orchestra della Radio di Atene, la Kapu Bandi Orchestra di Helsinki, l’Orchestra Sinfonica di Bourgas. Collabora regolarmente con l’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento, con programmi che spaziano dalla musica sinfonica al balletto, dalla lirica alla musica da film.

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